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Il primo e vero Natale


Alcuni giorni prima del Santo Natale nell’aria assopita del mattino si udì uno strano suono di battiti d’ali.
Ogni angolo del nostro pianeta fu invaso da quella strana e silenziosa melodia. Trascorsero pochi minuti ed il suono scomparve. Nel cielo lontano due astronauti, che vivevano da circa sei mesi in una stazione spaziale che orbitava intorno alla Terra, notarono un qualcosa di insolito.

Immediatamente puntarono il loro telescopio verso Betlemme e videro una mangiatoia vuota.
Gli astronauti si guardarono in silenzio.
Orientarono il loro telescopio in direzione della striscia di Gaza che divideva, da moltissimi anni, due popoli in guerra tra di loro. Osservarono un cartello che era all’inizio della striscia di Gaza: terra della colomba.
“ Cosa significa tutto questo? ”, s’interrogò ad alta voce uno dei due astronauti. Poi aguzzò la vista: al posto del filo spinato c’era una lunga siepe e la gente sorrideva felice.
“ Cosa significa tutto questo? ”, ripeté ancora una volta l’astronauta.
L’altro cosmonauta scrollò le spalle e volse il telescopio verso l’Africa. Le immagini che videro sul loro computer erano strabilianti: dei bambini più in carne che ossa a differenza dei milioni di bambini, più ossa che carne, che ricordavano. Il deserto era scomparso sostituito da sterminati giardini con fiori di ogni specie e con fontane dove zampillava continuamente dell’acqua.
“ Non riesco a comprendere ”, sussurrò l’astronauta.
“ Fino a qualche attimo fa la Terra era un pianeta diverso. ”
Il telescopio fu diretto verso altri bambini che imbracciavano
dei mitra con delle cinture di bombe a mano.

“ Allora la guerra esiste ancora? ”, fu la legittima riflessione dell’astronauta.
Ma si era sbagliato. I mitra erano di panettone che sparavano delle pallottole di uva sultanina mentre le bombe a mano erano dei bomboloni alla crema. L’astronauta rilevò un terreno non molto lontano con una grande insegna: campo minato.
“ Adesso i bambini moriranno! ”, urlò l’astronauta.
Ma non fu così. C’erano delle mine che furono calpestate dai bambini che correvano contenti. Le mine esplosero in un’infinita moltitudine di struffoli. Il telescopio fu spostato, ancora una volta, verso un luogo diverso: una fabbrica di giocattoli.

“ Di sicuro ci saranno dei bambini con gli occhi a mandorla, che lavorano dodici ore al giorno, per costruire i giocattoli con dei materiali e dei colori tossici ”, pensò rattristato l’astronauta che aveva gridato in precedenza. Invece i giocattoli erano assemblati, e dipinti, interamente da piccoli robots.

L’astronauta respirò profondamente e spostò il telescopio verso alcune località dove c’era un’infinità di oro nero. Altre immagini apparirono sul computer: tantissime donne che indossavano le minigonne. L’astronauta si stropicciò gli occhi: un altro Paese lontano dove il volto delle donne era finalmente scoperto.
“ Adesso tocca a me scegliere il luogo dove dirigere il telescopio ”, disse con fermezza il suo collega.
La scelta si fermò su alcuni Stati in cui le corde ed i cappi erano di mostaccioli, si eseguivano delle iniezioni di felicità, si chiudevano le persone nelle camere dove la miscela gassosa faceva ridere a crepapelle o si facevano accomodare su delle sedie che producevano del solletico elettrico. L’astronauta si allontanò dal computer sbuffando mentre il telescopio si rivolse automaticamente verso una grande e luminosa città.
L’astronauta, incuriosito, ritornò indietro.

Nelle strade della città c’erano delle persone che pregavano insieme. Un bambino che si faceva il segno della croce, un vecchio che si inginocchiava su di un tappeto, una ragazza che guardava il cielo con i palmi aperti delle sue mani, una coppia che era seduta con le gambe incrociate bisbigliando delle parole incomprensibili.
L’astronauta chiuse gli occhi.
“ Sarà solo un sogno e nulla più. ” Riaprì gli occhi e vide ancora quelle immagini. Si spostò verso un oblò della sua astronave e vide la scia di una cometa che dipingeva di luce il cielo.
Un piccolo vagito si sentì nell’universo ed il primo e vero Natale era arrivato.


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